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San Clemente al Vomano

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L'abbazia di San Clemente a Casauria in Comitatu Aprutino; fra i possedimenti riferiti dalle fonti all'anno 875 sono menzionati Castrum Guardiae, Castellum Vetulum, Monascum, anche se la situazione sembra riferibile piuttosto al x secolo, mentre il Monasterium S. Clementis è documentato nel 1121 cum

castellis videlicet Castro Vetere, Sancto Vetere, Guardia, cum ecclesiis et villis ad predictum Monasterium pertinentìbus.
Il Castrum Guardiae e il Castrum Vetulum Monascum, poi Castelbasso, sono ancora menzionati fra i possedimenti dell'abbazia di Casauria nel 1136, 1166, e 1191, tuttavia nel 1251 San Clemente in Guardia faceva parte del territorio dell' abbazia di San Giovanni in Venere, anche se nella bolla di creazione della diocesi d'Atri del 1252 è menzionata fra le chiese soggette a San Clemente a Casauria passate sotto la giurisdizione del nuovo vescovo. Comunque, forse per il fatto che la bolla di Anastasio IV del 1153 sembra chiaramente indicare il fiume Vomano come confine meridionale della diocesi Aprutina probabilmente l'unione alla diocesi d'Atri delle proprietà di Casauria a nord del fiume non fu mai effettiva; anche se nel 1328 il preposito di San Clemente pagava la decima al vescovo di Teramo il controllo effettivo restò comunque agli abbati, ed ancora nel 1605 i due centri erano sotto la giurisdizione spirituale dell'abbate commendatario Branconio, a cui succedettero il cardinale Antonio Barberini e D. Giovanni Colonna. La situazione si protrasse a lungo", mentre già dal 1580 i vescovi avevano portato le loro rivendicazioni davanti alla Sacra Rota in Roma, ottenendone per altro un primo giudizio negativo", riproponendo poi la questione nel 1616 prima in Sacra Congregazione del Concilio e poi nuovamente in Rota, seguendone quattro decisioni interlocutorie e contraddittorie, in parte favorevoli al vescovo, in parte agli abbati. Già da tempo comunque ogni vita monastica era cessata e le, abitazioni dei monaci erano crollate o ridotte a case coloniche mentre la cura era esercitata da due cappellani a cui gli abbati commendatari avevano destinato le decime La struttura monastica sembra comunque inserirsi in un ambito insediativo piú antico: infatti pur essendo Guardia menzionato come castrum, pur tuttavia almeno come sito non sembra esserlo anzi nel 1932 nel corso di lavori nell'interno del paese furinvenuto, due metri sotto il piano stradale, nei pressi della casa Riccitelli. Un bronzo di Caligola che indicherebbe, con un frammento di fregio in pietra a triglifi e metope con iscrizione, e quattro colonne antiche reimpiegate nel ciborio della chiesa ` una frequentazione del sito sin dall'età romana. Recenti lavori lungo la strada che collega San Clemente a Guardia, circa 100 m a nord ovest del bivio con la via che si ricollega alla S.S. n. 150, hanno inoltre messo in luce i resti di una villa romana, già menzionata, occupata dal i secolo a.C. agli inizi del v almeno (CA, sito 14), per cui l'insediamento monastico. Pur attestato in epoca ben piú tarda, ben si inserirebbe in un più generale processo di rioccupazione monastica di siti romani. La chiesa attuale, costruita nel 1108, ancora nel 1595 conservava il fonte. battesimale e visi seppellivano. come da antichissima consuetudine, gli abitanti di Guardia, mentre sotto la chiesa era una cripta sostenuta da colonne lapidee.

Fra San Clemente e Guardia era la chiesa rurale di San Sebastiano. le cui rovine sono state demolite al momento della costruzione delle scuole moderne di Guardia, mentre sulla collina verso Notaresco era quella di San Martino. costruita nel 1134, crollata prima del xvii secolo quando la lapide che ne commemorava la costruzione fu, dal suo portale, trasportata presso San Clemente. La chiesa era ubicata non molto lontano da un insediamento rustico, sviluppatosi probabilmente in tarda età repubblicana, esistente in località Podere San Gabriele, in vocabolo Vigne. Altre chiese rurali erano San Nicola, sita non lontano dal villaggio, crollata definitivamente nel 1820, e San Pietro di Montarone, anch'essa abbandonata ed ubicabile presso un insediamento esistente sin dall'antichità sul Colle Montarone in località Capracchia. Sono infatti visibili in superficie i resti di un'estesa struttura rustica di età romana, forse un piccolo vico testimoniato da frammenti di coperture in laterizio e pavimenti in cocciopesto, nonché materiale ceramico. Il sito, significativamente associato al culto di San Pietro, ha inoltre restituito, forse a testimonianza di una continuità di vita fra vi e ix secolo, frammenti di ceramica dipinta in rosso a linee spesse , per cui l'insediamento potrebbe essere uno dei punti di continuità fra la topografia tardo antica e quella altomedievale nella zona, a cui va probabilmente riferita la menzione di villae, cioè di insediamenti in ordine sparso, delle fonti dell'xi secolo.

 

Del territorio dell'abbazia di San Clemente fece parte sin dalle origini anche CASTELBASSO, Castellum Vetulum Monascum, insediamento d'altura che ha conservato a lungo le tracce di una diversa topografia residenziale nell'ordinamento della sua giurisdizione parrocchiale. Ancora nel 1595 infatti il villaggio era diviso a metà fra il prevosto di San Pietro e l'arciprete di Sant'Andrea la cui chiesa, situata poco a levante del villaggio, menzionata nell'xi secolo e restaurata nel 1230, venne a crollare, riducendosi i due curati ad esercitare insieme in San Pietro, pur conservando rigidamente separate le loro attribuzioni. Il Palma nota che "dalle località delle due chiese e da certe procedure regolate fra il prevosto e l'arciprete lice argomentare che San Pietro fu la parrocchiale del primo paese incastellato e che Sant'Andrea lo fu dei posteriori avveniticci orientali", e comunque la situazione testimonia una precedente e diversa topografia residenziale che ha trovato precisi riscontri nel corso delle ricognizioni. A nord del cimitero del villaggio sono infatti i resti di un insediamento
rustico di età romana, testimoniato da frammenti di tegole, coppi, anfore e materiale ceramico, mentre ad oriente, circa 300 m a nord ovest della masseria Manucci in località Mulano sono stati ritrovati i resti della chiesa di Santa Maria di Melano (o Mulano), esistente nel xiii secolo almeno e circondata da una necropoli che testimonia dell'insediamento un tempo esistente.




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