
La collina fra Guardia Vomano e l'abbazia di San Clemente rappresenta un contesto insediativo di particolare interesse perché sostanzialmente a continuità di occupazione tra l'Età del Ferro ed il medioevo sin in epoca moderna.
A nord ovest del villaggio notizie raccolte sul luogo segnalano il continuo rinvenimento di oggetti bronzei provenienti con ogni probabilità da una necropoli dell'Età del Ferro, a cui è riferibile una spada in bronzo con fodero rinvenuta nel 1932 durante lo scavo per la fondazione di una casa colonica.
La spada, oggi conservata al Museo Nazionale di Chieti, è un esemplare delle spade "italiche" a lingua da presa dell'Età del Ferro tipo Terni21.
In essa la lingua da presa è slanciata e presenta un contorno fortemente angolato con la piastra per l'incastro del pomo a crescente; la spalla, quasi angolare, è alta; i fori per chiodetti che servivano a fissare la lama all'immanicatura sono cinque: due sulla piastra, uno sulla lingua e due sulla spalla; la lama è larga con risalto mediano e la punta si assottiglia assumendo l'andamento a lingua di carpa. La base della lama reca il caratteristico motivo ad Y inciso; l'esemplare è lungo complessivamente 52 cm.
Le spade tipo Terni sono state rinvenute in gran parte della penisola italiana, ad esclusione dell'area dei villanoviano etrusco.
Anche se in generale si rileva una concentrazione del tipo nell'Umbria e nel Lazio ed una sua minore diffusione nella fascia medio adriatica, la varietà B, cui l'esemplare di Guardia appartiene, ha una distribuzione più sparsa interessando in particolare l'area sud orientale della penisola.
La spada era accompagnata, come quella da Villa Vomano, da un fodero tipo Guardia Vomano , che per altro ha dato nome al tipo. Esso, a differenza di quello descritto in precedenza, presenta la faccia anteriore ripartita in fasce da una serie di costolature longitudinali decorate ad incisione, ed è privo del puntale.
La cronologia delle spade tipo Terni, che si inquadrano nel ix e nella fase iniziale dell'viii secolo a.C., suggerisce per l'esemplare da Guardia una datazione al ix secolo in relazione all'associazione al fodero tipo Guardia, che solo raramente si inoltra nell'viii . Il contesto in cui il reperto si inserisce sembra collegarsi dunque a quello già riscontrato presso la necropoli di Villa Vomano nel delineare un quadro culturale dell'area agli inizi dell'Età del Ferro che presenta rilevanti elementi di omogeneità .
In età repubblicana il centro principale nella zona è una grande villa, ubicabile lungo la strada che collega Guardia a San Clemente, circa 200 m prima del bivio con il tracciato che scende alla S.S. 50. Rettifiche recenti del percorso della strada hanno danneggiato la struttura tagliandola a metà ed ulteriori danni sono stati provocati nel 1984 dallo sbancamento per la costruzione di un edificio. Sono attualmente emergenti e variamente danneggiate numerose strutture che permettono un'analisi abbastanza dettagliata del complesso. Sembrano riconoscibili almeno tre fasi costruttive. Alla prima sono riferibili i muri, con cortina in una sorta di rozza opera incerta, forse simile a quella descritta dal Persichetti per la villa al sito, spessi circa 50/60 cm.
I muri nn. 1/3 delimitano parzialmente un ambiente dalle caratteristiche non chiarite e solo in parte svuotato dello strato di crollo alto circa 50 cm. Ad una seconda fase è riferibile il muro 4 con cortina in opera laterizia di buona fattura, ben lisciata, lungo piú di otto m, e tagliato dalla strada. A parte sono i vani identificabili l'uno sicuramente come una fornace per la presenza di resti del piano forato e di cui piú oltre si analizzano le caratteristiche, l'altro, per la sua pianta ovale, probabilmente come una cisterna forse collegabile all'impianto della fornace. Ambedue presentano un andamento lievemente diverso da quello delle altre strutture per cui è forse ipotizzabile un inserimento successivo al primo impianto della villa. Altre strutture e stratigrafie non scavate sono probabilmente nelle aree E e F. mentre2 da una notizia raccolta sul luogo, in proprietà privata nell'arca D vennero rinvenuti e successivamente ricoperti resti di un mosaico a tessere bianche e nere.
Il materiale raccolto sul sito tra le terre sconvolte, pur fuori di strato. fornisce tuttavia informazioni sulla cronologia di occupazione della villa.
La fase iniziale potrebbe forse ascriversi al i secolo a.C. per la presenza di frammenti di ceramica a vernice nera. Tuttavia solo due frammenti di sigillata italica, uno di coppa tipo Goudineau 5, l'altro forse di piatto tipo Goudineau 2, forniscono dati cronologici precisi, fra il 50 e il 30 a. C.
Anche qui è presente il tipo anforario Lamboglia 2/Baldacci I, utilizzato fra il i secolo a.C. ed il I d.C., per l'esportazione di vino. E inoltre presente ceramica comune molto depurata , abbastanza depurata e rozza (nn. 6 9). Sono riconoscibili forme da cucina, pentola forma 7, nonché frammenti di olla a tre piedini, forma 28 A B (nn. 6 7), databili nel ni secolo d.C., come anche un frammento di piatto Lamb. 40/Hayes 50B in sigillata africana C 2 (n. 3); alla fine iv/inizi v secolo è infine riferibile un frammento di piatto tipo Lamb. 51/Hayes 59B in sigillata africana D che fornisce il dato piú tardo sulla cronologia di occupazione del sito.
A parte l'esistenza di una produzione vinaria, a cui era ovviamente destinata una parte della villa, di particolare interesse è l'installazione di un opificio quale la fornace. La struttura, pur tagliata in parte all'altezza del prefurnio dallo scasso del 1984, conserva tuttavia elementi sufficienti a permettere, oltre all'identificazione, un'analisi delle caratteristiche tipologiche. Non vi è dubbio che l'impianto vada ascritto al tipo verticale iib della classificazione Cuomo Di Caprio con camera di combustione a pianta quadrata o rettangolare, e a corridoio centrale`. La camera di combustione è ben conservata , realizzata in argilla spalmata direttamente sulle pareti del taglio nel terreno, mentre il prefurnio cioè il corridoio talvolta molto lungo, talvolta come nel caso in oggetto, in cui non sembra proseguire per molto, cortissimo, è stato in parte tagliato. Dal prefurnio si alimentava il fuoco nella camera di
combustione che di solito, ed anche qui, è intonacata d'argilla per evitare dispersioni di calore. Sopra la camera di combustione era quella di cottura e fra le due il piano forato sostenuto da arcate. Nel nostro caso restano parte di un arco ,l'imposta dello stesso sul lato sinistro e quelle del secondo arco.
Al di sopra dell'arco è quanto resta del piano forato in cui sono evidenti tre dei fori che consentivano al calore prodotto dal fuoco nella camera di combustione di raggiungere la camera di cottura. Allo stesso scopo servivano due sfiatatoi ricavati fra i due archi. Al di sotto del piano forato (n. 4) è visibile un altro strato di argilla forse relativo ad un precedente livello dello stesso. Il piano richiedeva infatti continua attenzione ed era ricoperto da strati di argilla cruda per eliminare bolle e screpolature prodotte da precedenti cotture.
Mentre il prefurnio era anch'esso interrato e vi si accedeva talvolta tramite una rampa, la camera di cottura era sopra il livello del terreno. A Guardia Vomano, lungo le pareti della camera di combustione realizzate, come s'è accennato, con uno strato di argilla spesso circa 16 cm spalmato direttamente contro il cavo del terreno, non sono visibili a livello del piano forato tracce di fondazioni che possano riferirsi a strutture in muratura dell'alzato della camera di cottura. Due sono dunque le ipotesi possibili, o che non esistesse una vera e propria camera di cottura, ed il materiale ceramico, una volta impilato,

venisse ricoperto con uno strato di argilla collegato ai bordi della camera di combustione con il sistema di cottura "a catasta", oppure che le pareti fossero realizzate con sottili mattoni di argilla cruda e ricoperti da una volta a cupola
fatta con un graticcio ligneo ricoperto anch'esso di argilla . Ispirata a tale seconda e piú accettabile ipotesi è la proposta di ricostruzione dell'impianto presentata in questa sede .
Per le dimensioni limitate l'impianto era forse destinato alla cottura di ceramica; potrebbe dunque essere uno dei centri di produzione di quella ceramica comune che in età imperiale, con caratteristiche locali peculiari, sembra distribuita abbastanza uniformemente nei numerosi insediamenti rustici presi in esame in questo contributo. Se d'altra parte la fornace avesse utilizzato il sistema di cottura "a catasta", e fosse stata dunque priva di muri perimetrali, è da ricordare che tale sistema è di regola adoperato per i laterizi. Sia nel primo e più probabile caso, che nel secondo la testimonianza di questa attività "industriale" presso il sito della villa è di particolare rilevanza per la storia economica, dell'area in età imperiale, epoca a cui sembra possibile riferire l'impianto.
Materiale romano di spoglio forse proveniente dall'area della villa o da strutture romane sul sito è riutilizzato presso la chiesa di San Clemente , fra l'altro un frammento di fregio in pietra (m 1,50 x 0,40) a triglifi e metope adorno di due protomi taurine, una patera ed una rosetta con resti di un'iscrizione, mentre da scavi all'interno dell'abitato stesso di Guardia viene un bronzo di Caligola, a testimonianza della frequentazione in età romana dell'intera collina fra San Clemente e Guardia.
Non lontano dal villaggio sono due insediamenti rustici probabilmente collegabili all'assetto del territorio quale va configurandosi con la costruzione della villa, forse piccole fattorie.
In località Vigne sono i resti di un impianto databile nelle sue fasi iniziali, per la presenza di ceramica a vernice nera, all'età repubblicana, mentre in località Colle Montarone sono i resti di un altro insediamento a cui sono riferibili vari frammenti di tegole di morfologia simile scaglie di pavimentazione in cocciopesto, nonché frammenti di ceramica dipinta in rosso che potrebbero testimoniare una continuità di occupazione in epoca altomedievale.
Dal bassopiano lungo il Vomano sotto Guardia viane infine un'interessante tavola bronzea alta cm 7,5 recante un'iscrizione giuridica di difficile interpretazione, rinvenuta durante lavori agricoli poco prima del 1836.





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